Chelmon rostratus: un pesce impossibile?

E’ un pesce del quale quasi tutti gli acquariofili marini si sono innamorati almeno una volta nella vita. Per molti di loro tuttavia il sogno di possederlo si è trasformato in un vero e proprio incubo. Si tratta infatti di un esponente della famiglia dei Chetodontidi, pesci alquanto esigenti in fatto di qualità dell’acqua e spesso estremamente specializzati dal punto di vista alimentare, al punto che alcuni sono strettamente monofagi, cioè si alimentano esclusivamente di un unico tipo di cibo, come ad esempio di polipi corallini di acropora e così via.

Il protagonista del nostro articolo non rientra nella categoria dei monofagi, ma la particolare conformazione del muso, simile ad una pinzetta, lo limita alquanto nella scelta dell’alimento. In natura si ciba infatti di piccoli vermi, crostacei e di quant’altro riesce a trovare che si adatti alla sottile apertura del suo rostro, ma non attacca assolutamente i coralli. Può dare noia tuttavia ai molluschi bivalvi e talvolta in cattività più per curiosità che per fame crea qualche fastidio ad alcionari, stoloniferi ed altri coralli. Da un po’di anni si è diffusa la notizia che sia un grande mangiatore di anemoni di cristallo (Aiptasia sp.), pericolosi invasori degli acquari di barriera che con i loro lunghi tentacoli urticanti apportano notevole danno ai coralli che vivono nelle loro vicinanze. Effettivamente, anche per esperienza personale, il Chelmon ne è un grande mangiatore: il problema è che una volta terminati gli anemoni di cristallo, se questo pesce non è abituato a nutrirsi di cibi sostitutivi (artemia congelata per es.) spesso è destinato a morire di fame.
Una volta acclimatato, il Chelmon diventa molto domestico accettando addirittura il cibo dalle mani del suo allevatore e secondo alcune fonti la sua longevità in acquario può raggiungere anche i 10 anni.
E allora? Perché abbiamo parlato di incubo? La risposta è semplice: tutto ciò è vero se il pesce in questione riesce ad acclimatarsi bene in acquario.
Purtroppo nella stragrande maggioranza dei casi questo non si verifica ed il nostro amico non riesce ad alimentarsi, si indebolisce, diviene preda di orrende malattie parassitarie ed alla fine nel giro di qualche settimana muore, lasciandosi dietro una scia di morte e distruzione, dal momento che le infezioni sopra descritte coinvolgono via via tutti gli altri ospiti della vasca.
Che fare dunque? Rinunciare? La risposta è difficile da dare, soprattutto considerando il fatto che molti sono i fattori che concorrono a rendere facile l’acclimatazione di questo pesce.
Primo fra tutti, l’origine degli esemplari importati: se essi provengono dalle Filippine, come è noto, potrebbero essere stati pescati con l’ausilio di cianuro, con il rischio quindi che essi abbiano il fegato leso da questo veleno e di conseguenza non riescano ad alimentarsi anche se apparentemente sani e ben colorati. Per quanto riguarda i Chelmon provenienti da Indonesia, Australia e così via, il rischio di pesca con tecniche proibite è molto meno alto e gli animali sono quasi sempre in ottima salute.
Il secondo fattore riguarda l’acquario in cui questo pesce verrà ospitato: acqua limpida e ben ossigenata, con una concentrazione di nitrati bassa (almeno sotto i 30 mg/l) nonché compagni di vasca tranquilli e di taglia medio-piccola sono le condizioni ideali
Dal momento che il Chelmon è una creatura molto curiosa, un arredamento ricco di anfratti e grotte tra le rocce gli permetterà di investigare qua e là con il suo lungo muso e di rifugiarsi se spaventato. Il fatto che possa spaventarsi facilmente deve essere tenuto in considerazione: sono stati segnalati casi di Chelmon ormai ben adattati e morti letteralmente di paura durante una semplice pulizia dell’acquario o un trasferimento ad un’altra vasca.
Se sarà ospitato in un acquario di barriera, si troverà certo benissimo anche se potrà come già detto dare talvolta noia a qualche invertebrato: in questo caso sono più adatte vasche di grande capacità con un numero elevato di invertebrati, per evitare che il nostro amico si ostini a molestare sempre lo stesso animale.
Ultimo fattore, ma di importanza tutt’altro che secondaria, è il seguente: acquistate solo esemplari in buona salute, non magri e già in grado di alimentarsi con i cibi normalmente in uso in acquariologia (si tratta di un pesce che predilige i cibi congelati e solo dopo lungo tempo arriva a cibarsi del secco).
Se possibile dotate il vostro acquario (in particolare se di barriera) di un impianto di sterilizzazione dell’acqua a raggi UV: il Chelmon vivrà sicuramente meglio e più a lungo e come lui, molti altri pesci, soprattutto farfalla e chirurgo.

Buona Fortuna!