Platy corallo: un rapporto di amore-odio? Non sempre!

Ci hanno scritto numerosi acquariofili da ogni parte d’Italia per segnalarci le loro esperienze con il Platy corallo, un simpatico pesciolino di colore rosso intenso, appartenente alla famiglia dei Pecilidi, la stessa di Guppy, Molly e Portaspada. Il denominatore comune di tutte le e-mail pervenuteci è il seguente: la scarsa resistenza dimostrata da questo pesce in acquario. Spesso i “corallini” vengono acquistati in ottime condizioni, ma dopo qualche giorno iniziano i problemi: staticità, pinne chiuse, patine biancastre sul corpo e quindi la morte di tutti gli esemplari acquistati o di gran parte di essi.

La causa di tutto ciò è a nostro parere da ricercare in due situazioni: la prima è lo scarso ricambio genico che esiste in questa varietà di Platy, che per selezionare il colore rosso vivo vengono incrociati intensamente tra consanguinei; la seconda è l’esagerato utilizzo di antibiotici nelle vasche degli allevatori sia asiatici sia europei. E’ ben noto infatti che l’incrocio tra consanguinei, se da un lato porta all’affermazione delle mutazioni desiderate (in questo caso, ad esempio, il colore e le piccole dimensioni), dall’altro seleziona anche altre mutazioni spesso dannose, che rendono i frutti di questi incroci più delicati e soggetti quindi a malattie. L’esagerato utilizzo di antibiotici nell’acqua di allevamento sin dalle prime settimane di vita porta inoltre ad ottenere certamente esemplari sani, ma privi di ogni possibile anticorpo contro i principali agenti infettanti presenti nella maggior parte delle vasche amatoriali. Un ultima considerazione riguarda il fatto che molti allevatori ed anche alcuni negozianti siano soliti far vivere i Pecilidi in acqua salmastra: il passaggio da questa condizione ai nostri acquari, che raramente sono salmastri, non fa altro che stressare ulteriormente i già tanto “bistrattati” corallini, con tutte le conseguenze che abbiamo elencato.

Che fare dunque ? La risposta non è delle più semplici. La prima cosa è farsi consigliare dal proprio negoziante di fiducia: non mi stancherò mai di dire che un buon rapporto con il negoziante è alla base di ogni successo in acquariofilia. Chi ci ha seguiti nei primi passi del nostro hobby certo ci saprà guidare con onestà all’acquisto di partite di pesci sani o quantomeno in buone condizioni generali, se ci riferiamo al pesce oggetto di questa trattazione. La seconda cosa è aggiungere all’acqua dell’acquario in cui vengono ospitati i nostri amici corallini una dose extra (senza esagerare) di un prodotto anti-stress e protettivo delle mucose dei pesci come AquaSafe, Acqua Amica o Aqutan). Un ulteriore consiglio è quello di utilizzare ogni due o tre settimane una dose ridotta di un preparato antisettico generico (General Tonic o Baktowert). Circa l’aggiunta di sale da cucina all’acqua poi, bisogna dire che questo rimedio è valido solo se in acquario ospitiamo esclusivamente Pecilidi, dal momento che gli altri pesci non gradiscono concentrazioni saline elevate, per non parlare poi delle piante.

Recentemente tuttavia sono apparsi in commercio esemplari robustissimi provenienti da allevamenti medio-orientali che risultano effettivamente molto più facili da allevare rispetto a qualche tempo addietro: inutile dire che il nostro punto vendita si fornisce da questi allevatori e grazie a ciò la globale qualità dei nostri Pecilidi è notevolmente migliorata, a beneficio quindi anche di Guppy, Portaspada, Molly e Platy vari, che pertanto non sono più difficili da allevare.

Luca di Milano ci racconta di riuscire ad allevare con successo e di riprodurre i Platy corallo insieme addirittura a dei Discus, in un acqua acida e tenera, apparentemente in contrasto con le normali necessità dei Pecilidi che gradiscono acque dure, leggermente alcaline e come già detto anche salmastre. Probabilmente questo è un fenomeno da mettere in relazione con le già citate mutazioni geniche: una partita di corallini potrebbe essere stata selezionata con esigenze nuove che il nostro amico milanese ha casualmente scoperto.